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Licenziamento per giusta causa: quando è possibile e come farlo

Licenziamento per giusta causa: quando è possibile e come farlo

Tabella dei Contenuti

Il licenziamento per giusta causa è un argomento delicato che richiede attenzione e conoscenza delle leggi vigenti. Questo articolo è pensato per fornire una guida chiara e accessibile a tutti coloro che desiderano informarsi su questo tema.

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Quando è possibile il licenziamento per giusta causa

Il licenziamento per giusta causa rappresenta una delle misure più drastiche che un datore di lavoro può adottare nei confronti di un dipendente. Questa forma di licenziamento si verifica quando il lavoratore ha commesso un’azione talmente grave da non permettere la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto di lavoro.

Tra le cause più comuni vi sono il furto, la violazione grave e volontaria delle norme di sicurezza, l’inosservanza delle disposizioni aziendali, l’abuso di fiducia e il danno intenzionale agli strumenti di lavoro.

Perché il licenziamento per giusta causa sia considerato legittimo, è necessario che il comportamento del dipendente sia incontestabilmente grave e che ci sia una diretta correlazione tra l’azione commessa e il danno subito dall’azienda.

Inoltre, il licenziamento deve essere messo in atto in tempi rapidi dall’accertamento del fatto e deve sempre essere preceduto da un’accurata valutazione delle circostanze e da una comunicazione chiara delle motivazioni al dipendente.

È fondamentale che il datore di lavoro si attenga scrupolosamente alle procedure legali per evitare contestazioni future.

Cosa intendiamo per “giusta causa”?

Licenziamento per giusta causa

La giusta causa è una condizione specifica che giustifica il licenziamento di un dipendente da parte del datore di lavoro. Questa forma di licenziamento è disciplinata dalla legge e richiede l’osservanza di determinate condizioni. Ecco alcuni motivi che possono costituire giusta causa:

  1. Furto o appropriazione indebita: Se un dipendente ruba o si appropria indebitamente di beni dell’azienda o di colleghi.
  2. Gravi inadempienze professionali: Ad esempio, mancanza di diligenza, abbandono del posto di lavoro senza giustificato motivo o violazione di regole aziendali fondamentali.
  3. Comportamento offensivo o violento: Se un dipendente si comporta in modo aggressivo, minaccioso o molesto nei confronti di colleghi o superiori.
  4. Divulgazione di informazioni riservate: La divulgazione non autorizzata di informazioni aziendali riservate o segreti commerciali.
  5. Assenteismo ingiustificato: Ripetute assenze dal lavoro senza giustificato motivo.
  6. Uso di droghe o alcol sul posto di lavoro: L’uso di sostanze stupefacenti o alcolici durante l’orario di lavoro.
  7. Diffamazione o calunnia: Diffamazione o calunnia nei confronti dell’azienda o dei colleghi.

È importante che il datore di lavoro possa dimostrare in modo chiaro e documentato l’esistenza di tali motivi per poter procedere con un licenziamento per giusta causa.

Motivi per licenziare un dipendente a tempo indeterminato

ComportamentoTipo di LicenziamentoDescrizione
Falsa malattiaGiusta causaIl dipendente simula una malattia per assentarsi ingiustificatamente dal lavoro.
Falsificazione del badgeGiusta causaIl dipendente altera o fa uso improprio del sistema di timbratura per registrare presenze non veritiere.
Divulgazione di segreti industrialiGiusta causaIl dipendente rivela informazioni confidenziali dell’azienda a terzi.
Violazione del divieto di non concorrenzaGiusta causaIl dipendente svolge attività in concorrenza con l’azienda durante il rapporto di lavoro.
Gravi minacce al datore di lavoroGiusta causaIl dipendente minaccia gravemente il datore di lavoro o i colleghi.
MobbingGiusta causaIl dipendente attua comportamenti vessatori nei confronti dei colleghi.
FurtoGiusta causaIl dipendente sottrae beni o denaro dell’azienda.
Scarso rendimentoGiustificato motivo oggettivoIl dipendente mostra una performance lavorativa significativamente inferiore rispetto alla media dei colleghi.

Ogni caso di licenziamento deve essere valutato individualmente e nel rispetto delle leggi e dei contratti collettivi applicabili.

Il processo di licenziamento

Il licenziamento per giusta causa è una misura estrema che un datore di lavoro può adottare quando un dipendente compie un’azione talmente grave da non permettere la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto di lavoro. Questo tipo di licenziamento si verifica in situazioni di violazione grave degli obblighi contrattuali o di comportamenti che ledono la fiducia tra le parti.

Il processo inizia con l’accertamento del fatto che giustifica il licenziamento per giusta causa, come il furto, la falsificazione di documenti, o gravi insubordinazioni.

Una volta verificato il comportamento, il datore di lavoro deve agire rapidamente, comunicando al dipendente il licenziamento con una lettera che specifichi le ragioni dettagliate della decisione.

È importante che il datore di lavoro fornisca prove concrete del comportamento illecito, poiché il dipendente ha il diritto di impugnare il licenziamento davanti all’autorità giudiziaria.

In caso di contestazione, sarà il giudice a valutare se il comportamento del dipendente costituisca effettivamente una giusta causa di licenziamento.

Se il licenziamento per giusta causa viene ritenuto ingiustificato, il dipendente potrebbe avere diritto a un’indennità o alla reintegrazione nel posto di lavoro.

Pertanto, il processo di licenziamento per giusta causa deve essere gestito con massima attenzione e nel rispetto delle procedure legali per evitare conseguenze legali e finanziarie per l’azienda.

Quanto costa licenziare un dipendente?

Il costo del licenziamento di un dipendente in Italia può variare in base a diversi fattori, tra cui l’anzianità di servizio del lavoratore e il tipo di licenziamento. In generale, quando un’azienda decide di licenziare un dipendente, deve affrontare diverse spese, tra cui il cosiddetto ticket Naspi, un contributo che serve a finanziare l’assegno di disoccupazione erogato dall’INPS a chi perde il posto di lavoro non per propria colpa.

Per i licenziamenti individuali, il ticket licenziamento è pari al 41% del massimale mensile Naspi per ogni 12 mesi di anzianità aziendale posseduta dal lavoratore negli ultimi 3 anni. Ad esempio, per il 2023, il massimale è di 1.470,99 euro, quindi il costo per il datore di lavoro può essere significativo.

Inoltre, ci sono costi aggiuntivi come il pagamento delle spettanze finali del dipendente, che includono il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) e le eventuali indennità di preavviso, che variano in base al contratto collettivo applicato e all’anzianità di servizio.

In caso di licenziamenti collettivi, l’importo del ticket Naspi può essere anche triplicato, rendendo il processo ancora più oneroso per l’azienda.

È importante notare che questi costi rappresentano solo una parte delle spese totali che un’azienda deve sostenere in caso di licenziamento, senza considerare eventuali costi legali derivanti da contestazioni del licenziamento stesso.

Pertanto, il licenziamento di un dipendente rappresenta una decisione che deve essere ponderata attentamente, valutando sia gli aspetti economici che quelli legali e relazionali.

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Licenziamento dei dipendenti: risorse e consulenza legale

Se sei interessato a saperne di più sull’argomento del licenziamento per giusta causa dei dipendenti, ti invito a visitare il nostro sito. Troverai informazioni dettagliate sui diritti e doveri sia dei datori di lavoro che dei lavoratori, nonché risorse legali specifiche per la tua situazione.

Inoltre, se hai domande o hai bisogno di assistenza personalizzata, contattaci oggi tramite il nostro modulo di contatto o i recapiti telefonici forniti sul sito. Siamo qui per aiutarti e fornirti consulenza professionale. Grazie per aver scelto BINI!

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